La "Malvarosa" di Raffaele Nigro
Cosa rappresenta "Malvarosa", il romanzo di Raffaele Nigro — autore anche de "I fuochi del Basento" — per chi ama la Basilicata? Un omaggio, un inno alla Lucania ellenica e latina, e alla Basilicata bizantina, longobarda e sveva. Il titolo riprende un verso del poeta lucano Mario Trufelli, quasi un'icastica definizione di questa regione dai due nomi e dai due mari. La storia, più che una vera trama, è un espediente letterario: il dialogo tra Eustà (nome tipicamente materano) e l'arabo musulmano El Houssi, desiderio di fuga di un giovane dal Sud povero che gira il mondo — Africa, USA — per poi tornare, deluso, al suo paese, vera meta psicologica del racconto.
Più che un viaggio reale è un viaggio dell'anima: dalla Magna Grecia di Pitagora, Metaponto, Taranto, Eraclea, fino ai conventi bizantini, sulle tracce di Longobardi, Saraceni e Svevi nei castelli di Federico II. C'è tanta antropologia — il paese della magia di Colobraro — e la religiosità popolare nel culto della Madonna della Bruna a Matera, di Anglona a Tursi, di Viggiano. C'è la poesia di Isabella Morra, di Rocco Scotellaro, di Leonardo Sinisgalli, di Albino Pierro — "l'usignolo di Tursi", due volte candidato al Nobel.
Accanto a questo mondo incantato, il romanzo non nasconde la Basilicata ferita dall'industrializzazione tradita in Val Basento e dai pozzi petroliferi della Val d'Agri: povertà, nuova emigrazione, malattie. Un'opera da leggere, un classico che affianca "I fuochi del Basento" nel racconto di questa terra.