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Basilicata, la terra dei ricordi

«Puoi portare un Lucano fuori dalla Basilicata, ma non puoi portare la Basilicata fuori da un Lucano»: nonostante gli anni vissuti a Bologna, resta una visione lucanocentrica della vita, come diceva Leonardo Sinisgalli — «lucano si nasce e si resta». Le radici sono a San Mauro Forte, borgo che domina la valle del torrente Salandrella, uscito quasi dalle immagini in bianco e nero degli anni Cinquanta: strade come corridoi lungo cui si affacciano palazzi baronali, portali in pietra e fregi floreali che testimoniano il legame con la cultura napoletana.

Il nome "Forte" fu aggiunto dopo che la popolazione respinse, nel 1864, con forza e coraggio, l'attacco dei briganti dell'ufficiale spagnolo Borjes — un episodio che Carlo Levi ricorda in Cristo si è fermato a Eboli, e che risuona ancora nell'orgoglio di ogni cittadino.

Simbolo del paese è la Torre Normanna, circolare, a tre piani, luogo di leggende come quella della Mezza Signora; oggi ristrutturata, la sua terrazza belvedere apre sugli uliveti e sui calanchi, con vista che a volte regala il volo di un falco o di un nibbio reale. Tra le stradine del centro storico si incontrano la Chiesa Madre, palazzo Arcieri Bitonti — oggi museo multimediale — e Porta Piazzile, l'unica delle tre porte principali ancora in piedi. Nella Chiesa del Monastero è custodito il Cristo alla colonna di Angelo Bizamano, unica opera del pittore cretese nell'Italia meridionale.

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